La bentonite

Qualche giorno fa ho fatto una chiacchierata interessante con Sara, un’amica attenta praticante dell’alimentazione vegana.
In due parole – non me ne abbiano gli esperti! – la dieta vegana è una delle varianti della dieta vegetariana: esclude ovviamente l’uso di prodotti animali e ma anche i loro derivati (comunque, poiché io non sono vegana e di queste cose ne so proprio poco, mi dicono che informazioni abbastanza complete si possono trovare – tra l’altro – su www.viverevegan.org.)
Ritornando alle chiacchiere: Sara mi confida di essere rimasta molto colpita dall’aver appreso che il vino non è necessariamente un alimento vegano.
Come avrete capito (non ve l’ho mai detto esplicitamente perché ammetto che per me è dura da accettare!) io non è che di vino ne capisca poi granché … studi economici, imprinting lavorativo in banca … e, in effetti, non ho proprio saputo cosa rispondere a Sara.
Però ho chiamato subito Francesca e mi sono fatta spiegare tutto.
Per chiarificare e stabilizzare il vino (cioè per conferirgli un aspetto ed una conservabilità adeguate alle esigenze di mercato) si usano, anche, prodotti di origine animale come albumina, caseina e colla di pesce.
Nel caso di Tunia, in realtà, queste sostanze non vengono utilizzate.
Per chiarificare il vino bianco si utilizza la bentonite: un minerale argilloso che si trova in terreni vulcanici come prodotto di decomposizione della cenere vulcanica.
Per i rossi, invece, il procedimento è diverso: poiché i nostri vini rossi hanno bisogno di un invecchiamento piuttosto lungo, possiamo permetterci di non utilizzare alcun additivo per la loro stabilizzazione e la loro chiarifica, ma far semplicemente decantare il vino per un congruo periodo e poi procedere ad una filtrazione meccanica al momento dell’imbottigliamento.
Insomma, ho scoperto che il vino di Tunia è vegano!
Devo ammettere – per onestà – che il motivo per cui usiamo questi prodotti (e questi metodi) e non quelli di derivazione animale non dipende dal fatto che arde in noi il fuoco del vegano, ma nasce dalla convinzione (dell’enologa, ovviamente!) che in questo modo si riesca a raggiungere l’obiettivo desiderato impattando nel modo minore possibile sul vino.
L’utilizzo di queste tecniche, insomma, contribuisce ad un processo di vinificazione che vuole rispettare le caratteristiche peculiari dei vini.

Chiara

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