Il diario di Tunia

La neve di Tunia

Finalmente l’emergenza sembra passata, ma abbiamo avuto un paio di settimane piuttosto impegnative. Circolazione in tilt, freddo inusuale, lastroni di ghiaccio che sembravano posizionati proprio per farti rompere l’osso del collo.

C’è da dire, però, che l’effetto è stato suggestivo.

Ecco Tunia sotto la neve!

 

Questi sono i nostri vigneti dopo la nevicata…

…visti dalla finestra di casa di Francesca…

…il filare 65…

…e un sacco di misteriosi ospiti!

Beh…qualcuno, in realtà, lo conosciamo!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiara

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Il filato di carta

Non so se vi è mai capitato, passeggiando in un vigneto o nelle sue vicinanze, di notare i legacci con cui le viti vengono fissate alle strutture di sostegno. Se non ci avete mai fatto caso, vi dico che normalmente si usa il cosiddetto “tubetto agricolo” in PVC, sicuramente comodo, resistente, abbastanza elastico, ma veramente antiestetico, almeno a mio parere.
In particolare d’inverno, nei vigneti senza foglie, questo laccetto verde acceso è un vero pugno in un occhio. 

Diciamo la verità, non è che mi fosse particolarmente simpatico già per motivi estetici, ma quando ho fatto un po’ di conti e mi sono accorta che ogni anno se ne usano mediamente 10 kg per ogni ettaro, ho iniziato la mia battaglia personale. Noi, che non siamo certo una grande azienda, ogni anno avremmo dovuto comprare 150 kg di tubetto di plastica che corrispondono a circa 16 km di filo.

 

Il punto è: dove finisce ogni anno tutta questa roba? Semplice, per terra!

In pratica, continuando così, tra qualche decennio il nostro vigneto avrebbe avuto una splendida copertura plastificata senza fare nessuno sforzo! Eccezionale!

 

 

Così mi sono messa a cercare un’alternativa, ed ho trovato un prodotto chiamato Ecolink che è un filato di carta prodotto da CentroPlast, una ditta di Cortona. Questo cordino, fatto appunto di fibre di cellulosa, una volta rimosso dalle piante può tranquillamente essere lasciato sul terreno perché si degrada come qualsiasi altro materiale vegetale.

 

 

La mia proposta, accolta inizialmente con scarso entusiasmo da parte di alcuni operai, alla fine è piaciuta anche a loro che, dopo le prime incertezze, sono diventati velocissimi a legare anche con questo nuovo materiale.

Qui sotto c’è una foto delle nostre piante col cordino di cellulosa. Secondo me sono molto più belle di prima.

Se qualcuno avesse bisogno di qualche notizia aggiuntiva può trovarla sul sito di CentroPlast tra i prodotti per l’irrigazione.

Francesca

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Di ritorno da Sens Of Wine

Direi che Sens Of Wine è cominciato in salita.

Giovedì (26 gennaio, ndr) prima di partire per Roma – dove dalle 18,00 ci aspettava il nostro banchetto da allestire e la nostra prima serata di fiera – chiamo Francesca e mi risponde una voce dall’oltretomba…chiaramente si era beccata l’influenza, con tanto di notte insonne.
Conseguenza: durante tutto il viaggio di andata ha dormito sul sedile posteriore lasciandomi nelle mani del traffico romano e del navigatore, con cui, in effetti, ho avuto lunghi (e a tratti accorati) dialoghi sull’opportunità di svoltare a destra piuttosto che a sinistra.
Fortunatamente il viaggio è durato meno del previsto e alle 13 già eravamo sotto casa delle nostre ospiti: Veronica e Pamela.

Ora: se ognuno ha gli amici che si merita, credo che io e Francesca siamo state parecchio buone! Non è sempre facile sentirsi a casa quando a casa propria non si è, ma questa volta tanto di cappello all’ospitalità delle due sorelline che hanno battuto 10 a 0 qualsiasi professionista del settore, dispensando – a seconda delle necessità – cene light, tisane, borse dell’acqua calda, panini con il prosciutto e soprattutto un sacco di risate!

Arrivate, appunto, a quella che sarebbe stata la nostra base fino a lunedì (30 gennaio, ndr), Francesca ce la siamo persa un’altra volta…buttata in un letto a cercar di sopravvivere! E in effetti c’è riuscita.
Alle 18 in punto eravamo accreditate come espositori e pronte a prendere possesso del nostro “desk”.

Abbiamo cominciato ad allestire (che poi c’era poco da allestire, visto che era tassativamente vietato personalizzare il banco, ma ci era concesso solo di mettere in bella vista le bottiglie e qualche brochure) e a far conoscenza con i nostri vicini (molto vicini per la verità, non si riusciva a stare in due davanti al banco senza invadere l’area dell’azienda vicina).

Alcuni vicini li conoscevamo già molto bene. Proprio dietro di noi c’erano, infatti, gli amici di Casabianca (altra azienda della provincia di Arezzo). Il tempo di metter fuori qualche bottiglia e siamo subito ripartiti per andare – insieme a loro – a cenare…fino alle 21,00. Poi, non ci sono state più scuse: la fiera è cominciata sul serio!

Della manifestazione in sé, c’è da dire che sicuramente si è registrato un gran numero di presenze, tantissimi appassionati, forse non molti operatori.

Alcuni sommelier, impegnati spesso in eventi enogastronomici, ci hanno fatto notare quanto Luca Maroni ed il suo staff riescano sempre, anche in un periodo un po’ critico come questo, ad invogliare e coinvolgere tanti appassionati del buon vino.
E quindi, a parte gli assalti agli stand gastronomici, dove si sono raggiunti picchi di delirio con inizi di risse e insulti ai poveri produttori che avevano osato finire la porchetta, e qualche lamentela sui percorsi di abbinamento cibo-vino, è stata senz’altro un’ottima occasione per far assaggiare, per la prima volta, i nostri vini a tanti abitanti della capitale.
Con nostra grande gioia, in molti li hanno davvero apprezzati.

Molta gente anche alle degustazioni guidate direttamente da Luca Maroni (dove tra l’altro compariva anche il nostro Chiassobuio).

Insomma, per noi sicuramente un’esperienza positiva.

Ma senza dubbio uno dei momenti più significativi è stato quando venerdì (27 gennaio, ndr) abbiamo finalmente incontrato e conosciuto Michele.

Michele è un ragazzo di 23 anni di Capua che, appassionato di vino, ci aveva chiesto di poter partecipare alla manifestazione “dal lato del produttore” per poter capire un po’ meglio cosa potesse significare avere un’azienda vitivinicola…perché questo è il suo sogno: costituire la propria azienda e produrre vino.
Michele è stata la svolta delle nostre giornate romane, il classico personaggio dalla comicità innata e inconsapevole, ci ha fatto morire dalle risate.
Speriamo sinceramente di essere state utili a lui, come lui è stato prezioso per noi! Ovviamente senza voler sottovalutare la gran mano che ci ha dato nella gestione operativa del nostro stand.

Già che ci siamo, vogliamo sfruttare questo mezzo per mandare dei saluti:
ad Alessandro (grande tifoso del nostro Chiarofiore, che ci ha indirizzato fiumi di persone ad assaggiarlo) e anche a Claudio, nostro vicino di stand, lato destro!
A lui mandiamo “un abbraccio con ♥”…lui capirà.

Chiara, Francesca

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Tunia a Sens of Wine 2012

Buon anno a tutti!

eccomi di nuovo qui per dirvi che il 26, 27, 28 e 29 gennaio prossimi, Tunia sarà a Sens of Wine 2012.

Sens of Wine è un evento incentrato sul vino e sulle eccellenze enogastronomiche, ideato da Luca Maroni, che si svolge a Roma da ormai sette anni.

Sul sito www.sensofwine.com potete trovare tutte le indicazioni tecniche e logistiche in merito; il mio compito, invece, è quello di invitarvi al nostro desk, e di darvi appuntamento alla degustazione di Chiassobuio 2008 fatta proprio da Luca Maroni, nella sessione di degustazioni guidate di sabato 28 (18.30-20.00).

Vi aspettiamo!

Chiara

 

 

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La bentonite

Qualche giorno fa ho fatto una chiacchierata interessante con Sara, un’amica attenta praticante dell’alimentazione vegana.
In due parole – non me ne abbiano gli esperti! – la dieta vegana è una delle varianti della dieta vegetariana: esclude ovviamente l’uso di prodotti animali e ma anche i loro derivati (comunque, poiché io non sono vegana e di queste cose ne so proprio poco, mi dicono che informazioni abbastanza complete si possono trovare – tra l’altro – su www.viverevegan.org.)
Ritornando alle chiacchiere: Sara mi confida di essere rimasta molto colpita dall’aver appreso che il vino non è necessariamente un alimento vegano.
Come avrete capito (non ve l’ho mai detto esplicitamente perché ammetto che per me è dura da accettare!) io non è che di vino ne capisca poi granché … studi economici, imprinting lavorativo in banca … e, in effetti, non ho proprio saputo cosa rispondere a Sara.
Però ho chiamato subito Francesca e mi sono fatta spiegare tutto.
Per chiarificare e stabilizzare il vino (cioè per conferirgli un aspetto ed una conservabilità adeguate alle esigenze di mercato) si usano, anche, prodotti di origine animale come albumina, caseina e colla di pesce.
Nel caso di Tunia, in realtà, queste sostanze non vengono utilizzate.
Per chiarificare il vino bianco si utilizza la bentonite: un minerale argilloso che si trova in terreni vulcanici come prodotto di decomposizione della cenere vulcanica.
Per i rossi, invece, il procedimento è diverso: poiché i nostri vini rossi hanno bisogno di un invecchiamento piuttosto lungo, possiamo permetterci di non utilizzare alcun additivo per la loro stabilizzazione e la loro chiarifica, ma far semplicemente decantare il vino per un congruo periodo e poi procedere ad una filtrazione meccanica al momento dell’imbottigliamento.
Insomma, ho scoperto che il vino di Tunia è vegano!
Devo ammettere – per onestà – che il motivo per cui usiamo questi prodotti (e questi metodi) e non quelli di derivazione animale non dipende dal fatto che arde in noi il fuoco del vegano, ma nasce dalla convinzione (dell’enologa, ovviamente!) che in questo modo si riesca a raggiungere l’obiettivo desiderato impattando nel modo minore possibile sul vino.
L’utilizzo di queste tecniche, insomma, contribuisce ad un processo di vinificazione che vuole rispettare le caratteristiche peculiari dei vini.

Chiara

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Fare bene

Mettiamoci il cuore in pace, inizia una nuova vita!

In realtà è stato più veloce del previsto, è bastato decidere che la provincia di Arezzo doveva essere la nostra meta, ed ecco che in poco tempo abbiamo trovato un luogo che poteva fare per noi.
È nata così Tunia.

La gestazione, veramente, è costata qualche notte insonne: quando ancora io abitavo a Milano e Francesca a Sassari ci trovavamo – a volte da me a volte da lei – per capire se il sogno di fare una cosa tutta nostra stava in piedi anche nella vita vera.
Meno male che poi è arrivato Andrea: ci ha aiutato ad incolonnare i numeri nel modo giusto e abbiamo scoperto che no, non stava in piedi, ma che valeva comunque la pena provare!
Da lì, poi è stato un attimo!

Io e Francesca abbiamo fatto le valigie e gli scatoloni, prendendo un bel respiro abbiamo lasciato i nostri lavori, e ci siamo trasferite ad Arezzo, Andrea è rimasto a Pisa ma vigila da lontano.
Le idee comunque ce le abbiamo avute chiare fin dall’inizio: vogliamo poter fare le cose “fatte bene”; ce lo ripetiamo sempre, e lo ripetiamo a chi ci chiede quale sia la filosofia di Tunia…poi, spiegare cosa significhi è un po’ più complicato!

Fare bene per noi vuol dire fare qualità: cercheremo di non tralasciare niente, le coltivazioni saranno rigorosamente biologiche, in cantina metteremo massima attenzione in modo che niente sia lasciato al caso, ma anche la bottiglia dovrà essere ben vestita.

Tunia dovrà essere un’azienda sostenibile perché crediamo che sia possibile costruire un mondo in cui le attività economiche non siano dannose per l’ambiente e per la nostra salute, i nostri collaboratori saranno un tassello imprescindibile di Tunia e i loro diritti saranno rispettati senza esitazioni.

Fare bene per noi vuol dire trasparenza: poche parole, azioni consapevoli e sempre orientate al miglioramento, scambio diretto e franco sui risultati conseguiti. Le persone che vorranno incontrarci dovranno sapere le cose come stanno, dovranno fare domande, dovranno farsi la loro opinione sull’azienda e sui prodotti: noi vi racconteremo cosa facciamo, voi ci direte come lo facciamo!

Fare bene per noi vuol dire crescita: vogliamo far tesoro delle tecniche più all’avanguardia e tesserle insieme all’eccellenza della tradizione; ricerca ed innovazione, per Tunia, significano andare ad esplorare le radici della storia e rivisitarne le buone prassi alla luce delle realtà scientifiche più solide.
Già da ora possiamo contare sulla collaborazione con microbiologi e genetisti dell’Università di Pisa (retaggio delle giornate passate da Francesca nelle aule della Facoltà di Agraria), questo per noi rappresenta uno stimolo continuo a studiare nuove irresistibili (!) soluzioni.

E ora che l’avventura è cominciata, ci risentiremo presto!

Chiara

 

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TU-WI Tuscany Wine 2011

Dall’8 al 10 ottobre saremo ad Arezzo il Tuscany Wine 2011.
È una manifestazione fieristica dedicata alle eccellenze del vino toscano organizzato da Arezzo Fiere e Congressi in collaborazione con Vinitaly (per informazioni più dettagliate www.tu-wi.it).
Noi saremo là, allo stand 120, padiglione Chimera.
Inutile dire che organizzare la partecipazione di Tunia a questa fiera si è rilevato molto più difficile del previsto …
Ma andiamo con ordine.
Questa è la prima fiera a cui partecipiamo in modo consapevole.
Fino ad ora abbiamo presenziato a qualche manifestazione che però non aveva una diretta attinenza con il vino: siamo stati a IMAFestival a Milano (un concorso artistico di video, musica, letteratura e arte visiva), e a Degustango a Pisa (un’iniziativa su tango e vino), poi siamo stati ad un workshop a Shanghai che aveva sì attinenza con il vino, ma che comunque non abbiamo certo affrontato in modo consapevole!
Qualche dubbio sul fatto che la questione fosse più complicata di come avevo immaginato mi è venuto quando, durante un corso di formazione sull’internazionalizzazione delle imprese, il docente ha affermato – forse con una punta di sadismo – che per organizzare una fiera ci vogliono almeno 6 mesi.
Ora, è vero che parlava di fiere internazionali, ma comunque correva il giorno 7 settembre, e noi ne avevamo solo uno di mesi!
E in effetti la situazione è tragica! Detto in sincera onestà, di pronto non c’è ancora niente!
Non abbiamo il materiale per allestire lo stand, anzi, veramente non mi ricordo più quando è stata l’ultima volta che ne abbiamo parlato con Silvia, la nostra grafica … probabilmente questo vuol dire che non esiste nemmeno l’idea di come allestire lo stand.
Delle brochures invece esiste ben più di un’idea, ma comunque mancano le foto nel formato adeguato alla stampa e soprattutto i testi.
Poi vorremmo preparare dei gadgets da distribuire durante la manifestazione, e su questo punto ci siamo quasi, a meno di riuscire a convincere il produttore di cavatappi che il logo lo deve serigrafare del colore scelto da noi e non di un colore a suo piacimento!
Insomma, abbiamo imparato che, probabilmente non ci vogliono 6 mesi, ma comunque, organizzare in maniera scrupolosa una fiera del genere, non è semplice.
Certo, l’occasione è ghiotta, e certamente non vogliamo sbagliare: avremo l’occasione di presentare i nostri prodotti ad un pubblico molto vasto, fatto di appassionati, ma anche di operatori italiani e stranieri e a giornalisti del settore.
Sarà il battesimo ufficiale dell’ultimo nato, Chiarofiore 2010: IGT Toscano Bianco fatto di Trebbiano e Vermentino che aspetta la vostra approvazione.
Insieme alla new entry di quest’anno, ci sarà il già rodato Chiassobuio 2008 (IGT Rosso, Sangiovese al 90%) che speriamo confermi i buoni giudizi avuti fino ad ora.
Insomma, ci arriveremo un po’ provati, ma saremo là, vi aspettiamo: stand 120, padiglione Chimera.

Chiara

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Il vestito

Un ringraziamento ad Anomie (andate a trovarle su www.anomie.it) per l’ottimo lavoro svolto, e soprattutto a Silvia per la pazienza innanzitutto e poi per aver saputo leggerci nel pensiero in un momento in cui di idee chiare ce ne erano poche!
Di cosa stiamo parlando?
Del “vestito” del vino: le etichette, i tappi, le capsule.
Non è stato facile: c’era da mettere insieme visioni e sensazioni, sicuramente complementari ma certamente molto diverse.
Io e Francesca – più “bucoliche” – cercavamo naturalità, Andrea – l’uomo della tecnologia – voleva qualcosa di minimale e asciutto…risultati? Oscillavamo tra un effetto agreste/pastorale tipo “carro con buoi e cipresso sullo sfondo” e qualcosa di totalmente impersonale come un’etichetta “total black” con logo lucido!
Fortuna che siamo stati riportati a più miti consigli, e il risultato è stato questo:

Andiamo parecchio fieri di quella “linguettina” nella retro-etichetta che si può staccare e conservare per ricordarsi il nome di quella cantina di cui avevo bevuto quel vino tanto buono… l’idea, insomma, è di semplificare la vita a quella brava persona che vuole memorizzare il nostro nome!
Lo spunto è arrivato dalla Sardegna con il vento di libeccio (a proposito: un abbraccio a Marilena che tra l’altro è anche la nostra consulente ufficiale per i tappi!), ma pare che l’etichetta con porzione staccabile sia molto usata dalle aziende vinicole del Sud Africa, se ne avvistate qualcuna fatecelo sapere.
Ad ogni vestito che si rispetti devono essere abbinati degli accessori, ed ecco il tappo e la capsula:

Così come per noi è stato scontato a priori che non si poteva prescindere da un prodotto di qualità, allo stesso modo siamo convinti che un bel corpo con un vestito scadente non venga valorizzato.
È per questo che abbiamo accettato di impiegare molto tempo e molte energie nella scelta dell’aspetto da dare ai nostri vini, certi che questo possa contribuire a trasmettere i nostri valori.
Tutti i prodotti saranno vestiti in modo molto simile, cambieremo solo dei dettagli qua e là; anche le bottiglie dovrebbero essere tutte della stessa famiglia (delle bordolesi troncoconiche scure), sempre che i fornitori ci assistano e si riesca a trovarne una seria che comprenda tutte le capacità necessarie.
Perché non penserete mica che sia facile, vero?!
Ci sono le 0,750 per il vino, ma poi anche le 0,375: tra test alcolemico e crisi economica nessuno ha più voglia di prendersi una bottiglia grande e poi scolarsela tutta, o peggio, lasciarne metà!
Poi c’è l’olio…e che fai? Non la prevedi una bottiglia da mezzo litro? E il Vin Santo? Dove lo metti? E la Grappa? Pare che la legge richieda la bottiglie da 0,350 o da mezzo litro…
Insomma, una giungla!
Comunque per ora ce l’abbiamo fatta! Ed ecco qui al nostra creatura!

Chiara

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L’inizio

Di solito quando ci viene in mente di ricominciare tutto da capo, la quotidianità, gli amici e i parenti ci fanno tornare con i piedi per terra.
Credo di dovermi trovare altri amici e parenti, perché quelli che ho mi hanno assecondata un po’ troppo…
Infatti non solo non hanno cercato di farmi cambiare idea, ma si sono messi in società con me in questo salto nel buio.
Sto parlando della mia amica Chiara e di mio fratello Andrea i quali, quando li ho portati a vedere il “meraviglioso” vigneto che volevo acquistare (12 ettari di vigneto molto vecchio ma soprattutto quasi abbandonato, più altri 3 di vigneto giovane, ma altrettanto abbandonato), invece di riportarmi a casa e misurarmi la temperatura, mi hanno proposto di acquistare anche il “pregevole” rudere che sarebbe potuto diventare la nostra sede aziendale.

A quel punto che potevo fare? Tirarmi indietro non è nel mio carattere, allora mi sono rimboccata le maniche ed ho iniziato ad occuparmi del vigneto. Sono iniziate così le sistemazioni del terreno, dei pali e dei fili di supporto alle piante; gli impianti di nuove barbatelle (le piccole viti) laddove mancavano; le concimazioni e le potature fatti con l’obiettivo di riportare in equilibrio le piante.
Anche se non sono ancora nella loro condizione ottimale, sto avendo grandi soddisfazioni dai nostri vigneti grati, secondo me, del fatto che qualcuno si stia finalmente prendendo cura di loro.

Francesca

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