Il Diario di tunia

Buone vacanze in barba alla peronospora

30 luglio 2014

Ormai non si parla d’altro: se non smette di piovere è un problema! Vendemmie o vacanze la storia non cambia: bisogna che arrivi l’estate, quella italiana, quella “vera”.

Tutta l’acqua caduta in questo 2014 sta facendo temere i vignaioli: il rischio peronospora è dietro l’angolo.

E anche senza essere vignaioli non c’è molto da essere allegri: a chi è già partito per le vacanze non è andata benissimo e chi sta per farlo teme per il peggio.

Anche qui nell’aretino la stagione non è stata delle migliori, ma per fortuna (tocchiamo ferro) le nostre piante stanno bene. Considerato che anche noi stiamo per partire per qualche giorno di ferie, non ci rimane che augurarci un assolato e asciutto agosto che coccoli noi e invogli la maturazione dell’uva.

Ma soprattutto lo auguriamo a voi: passata delle buone vacanze, riposatevi e godetevi un buon bicchiere di vino ogni tanto!
(l’e-commerce è sempre aperto, nel caso vi servisse)

Buone vacanze ma senza peronospora

Ma il vostro è un vino senza solfiti?

23 luglio 2014

Questa è la domanda che ci sentiamo rivolgere più spesso a fiere e degustazioni. La risposta è “non del tutto”, ma la questione ovviamente non è così semplice.
Chi sceglie un vino senza solfiti lo fa perché vuole un prodotto salutare, ma in realtà l’unica garanzia che ottiene è quella di avere un vino privo di anidride solforosa, non di altre sostanze “estranee”.
Il problema è tutto nelle norme sull’etichetta. Nel mondo vinicolo la discussione è accesa, proviamo a riassumerla.

A cosa servono i solfiti?

Hanno una funzione antimicrobica e antiossidante. Si possono aggiungere in vari momenti della vinificazione per eliminare microorganismi dannosi e in fase di imbottigliamento per evitare che l’ossigeno, che continua a passare attraverso il tappo di sughero, ossidi il vino. Per approfondimenti vi consiglio la pagina di Wikipedia.

La normativa europea

I solfiti

Il disciplinare europeo stabilisce questi limiti al livello di anidride solforosa:
Vino rosso
Convenzionale : 150 mg/L – Biologico: 100 mg/L
Vino bianco
Convenzionale: 200 mg/L – Biologico: 150 mg/L
Se l’ anidride solforosa è inferiore a 10 mg/L si parla di vino senza solfiti. Piccole quantità di solforosa, infatti, sono prodotte naturalmente dai lieviti durante la fermentazione.

Il disciplinare tiene conto delle necessità di produttori di zone climatiche molto diverse; francesi e tedeschi, per esempio, tendono ad usare molti più solfiti di noi Italiani.

Di fatto la normativa per il vino biologico, con le restrizioni ridicole che ha, invece che essere garanzia di prodotti più genuini non fa altro che far sembrare “meno chimici” molti vini convenzionali.

Pratiche e prodotti permessi nella vinificazione

Non è solo questione di vino senza solfiti. Ecco tutti gli ingredienti consentiti.

Immagine tratta da La sorgente del vino

L’attuale disciplinare per il vino biologico, approvato in sede europea, permette l’aggiunta di moltissimi ingredienti. Quelli consentiti nella produzione convenzionale sono anche di più e molti sono etichettati come “additivi che possono provocare reazioni allergiche in soggetti predisposti”.

Il vino naturale, pur non essendo ufficialmente disciplinato, prevede la fermentazione alcolica spontanea e la sola aggiunta di anidride solforosa (in bassi quantitativi).

L’etichetta

Sulle etichette dei vini è OBBLIGATORIO comunicare la presenza di solfiti.
Sulle etichette dei vini sarà presto OBBLIGATORIO comunicare la presenza di caseina e albumina, in quanto allergeni.
Sulle etichette dei vini è VIETATO scrivere la lista degli ingredienti. Pena una multa salata e il ritiro delle bottiglie dal mercato.

Questa norma ha contribuito a demonizzare i solfiti (e probabilmente avverrà lo stesso anche per caseina e albumina) senza rendere consapevole il consumatore del fatto che il vino può contenere molti altri ingredienti.

Il paradosso

Poniamo quindi che un produttore convenzionale voglia scrivere sulle sue etichette vino senza solfiti: gli basterebbe sostituire l’anidride solforosa con ingredienti e pratiche enologiche forse anche meno salutari ma per i quali non esiste nessun obbligo di indicazione in etichetta. Al consumatore meno esperto sembrerebbe comunque un vino più genuino di uno naturale che invece contiene solo una minima quantità di solfiti, per garantire la conservazione, e la deve dichiarare sull’etichetta.

Pensateci la prossima volta che chiedete un vino senza solfiti.

Dare nomi ai vini: se vi sembra facile…

16 luglio 2014

Aprite una società agricola, dicevano. Siete giovani sarà una passeggiata, dicevano. Ma nessuno ci aveva avvertito delle insidie del naming, figuriamoci del dare nomi ai vini.

Lo so, stiamo parlando di diversi anni fa, ma di recente mi hanno chiesto di spiegare il perché dei nomi dei vini di Tunia e, dopo averlo fatto, per l’ennesima volta, a voce, mi è venuto in mente che forse valeva la pena scriverlo…
Proviamoci.

Dare nomi ai vini

Immaginatevi come stavamo: lanciate senza freni verso una nuova avventura, con chiari in testa i punti fermi dai quali non volevamo prescindere.
Avevamo già affrontato (e superato) il problema del nome dell’azienda. La volevamo legata al territorio, un omaggio alla città toscana che ci ospitava. Alla Chimera, però, l’omaggio l’avevano già fatto in molti, dalle librerie alle gelaterie. Ci prendemmo quindi il padre del pantheon etrusco, nella sua trascrizione latina meno nota, per altro. E Tunia fu.

E a quel punto ci illudevamo che sarebbe stato tutto in discesa: bastava scegliere i nomi degli altri dèi per i vini. Semplice no?
No. Perché le divinità etrusche, oltre a essere avvolte da un affascinante quanto poco pratico alone di mistero, hanno anche nomi molto brevi e poco adatti a dei vini.

E quindi niente, prossima idea. Decidemmo di rimanere in ambito etrusco: le famose ceramiche sono tutte ben catalogate, usiamo quelle. Cerchiamo il nome della coppa da vino: skyphos. Mmm, no, dopotutto forse non era un’idea così geniale.

E quindi?
Ormai le idee languivano e il vino era già in produzione.

Come spesso accade fu il caso a decidere per noi.
Durante un giro in cantina, mentre Francesca ci aggiornava, noi altri due soci (enologicamente ignoranti) notammo scritto su un serbatoio Fiore e Chiaro e fu subito una cascata di complimenti: “Ma brava Francesca! Che bel nome hai trovato! Perfetto per un bianco!”. Salvo poi sentirci dire che Fiore è il primo vino che viene tolto dal serbatoio, e Chiaro è la dicitura per il vino travasato.
E peraltro in quel serbatoio c’era il rosso…

Comunque, quale fosse la ragione, ormai quel nome ci era entrato in testa e fu così deciso che il nostro bianco si sarebbe chiamato Chiarofiore.
Che peraltro si sposava così bene con Chiassobuio che è il nome del torrente che delimita la vigna, subito preso in prestito per il nostro Sangiovese.

A quel punto ci mancava solo un nome, per l’altro rosso, il Cabernet Sauvignon. Come resistere alla tentazione di rimanere sulla stessa linea?! Cercavamo quindi una parola composta, con una parte che descrivesse l’aspetto e l’altra con addirittura una doppia valenza. E così, dopo lunghe elucubrazioni, a fianco del Chiasso (rumore, ma anche cortile) Buio, è arrivato il Canto (melodia, ma anche angolo) Moro.

E questa è la storia dei nostri nomi. Ora ci pensate voi a spiegarla agli stranieri?

Cantomoro: un cabernet sauvignon 100% tra i vini pregiati italiani

8 luglio 2014

100% Cabernet Sauvignon: Cantomoro è a pieno titolo tra i  vini pregiati italianiCantomoro è il piccolo di famiglia, frutto dei nostri vigneti più giovani. È il nostro tentativo di portare un 100% Cabernet Sauvignon tra i vini pregiati italiani.

Nella nostra vigna ci sono 4 ettari di Cabernet Sauvignon, impiantati nel 2005 da un ottimo clone da vivai francesi. Queste uve, abituate ad altre temperature, sembrano essersi adattate benissimo anche al nostro clima e i risultati lo provano.

La vinificazione è la stessa pensata per lo “zio Chiassobuio”: metà in acciaio e metà in tini di rovere da 25 hL. L’affinamento, invece, è di qualche mese più lungo: 18 mesi tra tini di legno, serbatoi di acciaio e tonneaux da 3hL, e poi 12 mesi in bottiglia. Per questo oggi possiamo offrirvi solo un’annata, quella del 2009.

Un’annata buonissima, però ;) Grazie alla (felice) scelta di aver lasciato le uve sulla pianta molto a lungo, abbiamo ottenuto note fruttate aromatizzate un po’ erbacee e balsamiche, che si sentono, senza però essere prevalenti.

Ed è anche un’annata certificata: sono appena arrivate le analisi di VinNatur! Come è avvenuto per Chiassobuio, alla manifestazione a Villa Favorita, i responsabili dell’associazione hanno scelto una bottiglia a caso su cui analizzare l’anidride solforosa e ricercare i principi attivi presenti nei preparati di sintesi usati nel vino.

AnalisiCantomoro

E di nuovo i risultati sono buonissimi, anzi anche migliori! Anidride solforosa solo 19 mg per litro (ricordiamo che i limiti per il vino biologico sono 100 mg/L) e tutti i principi attivi inferiori al limite di quantificazione (in parole povere assenti!).

Forse ci ripeteremo, ma siamo parecchio orgogliosi anche del nostro piccolo: un Cabernet Sauvignon biologico che pensiamo rientri a pieno titolo tra i vini pregiati italiani.

Quindi, voi che fate? Provate e ci fate sapere cosa ne pensate?

Il vino è vegano? Il nostro sì, come lo certifichiamo?

2 luglio 2014

Avevamo già parlato del vino vegano, quando con grande stupore (nostro e non solo), avevamo scoperto che il vino di Tunia lo era.

Riepiloghiamo.

I vegani sono coloro che non mangiano e non usano prodotti derivati dallo sfruttamento degli animali.

Il vino è ovviamente un prodotto di origine vegetale, ma nella sua produzione vengono spesso usate sostanze di origine animale (come l’albumina, la caseina e la colla di pesce).
 Noi non ne facciamo uso e per chiarificare il vino bianco abbiamo scelto la bentonite, che è di origine minerale.

Il nostro  vino è vegano grazie anche alla bentonite

Pur non essendo vegani, capiamo la profonda eticità di tale scelta e quindi cerchiamo di affrontare questo argomento con tutta l’attenzione possibile.
 Anche per questo ci sembrava quindi naturale cercare una certificazione che confermasse le nostre parole.

Sfortunatamente però non siamo ancora molto sicuri. Seppur all’estero sia decisamente più diffuso, si parla ancora troppo poco di vino vegano. Quindi, anche per quanto riguarda le certificazioni, sia il panorama nazionale che quello internazionale sono ancora troppo frammentati.

Tutte quelle che abbiamo trovato tengono conto dell’uso di prodotti di origine animale in cantina, alcune anche di eventuali utensili o macchinari. Nessuna però fa menzione dei prodotti usati per la concimazione che invece, secondo anche quanto affermato dal progetto vivere vegan, è un elemento importante.
Eppure noi rispettiamo la scelta vegan anche nella concimazione, non usando prodotti di derivazione animale ma sostituendoli – se e quando necessario – con specifiche scelte agronomiche.

Quindi che dire?

Sarà che nessuno di noi è vegano, ma non riusciamo ad orientarci nel panorama delle certificazioni e molti altri nostri colleghi sono nella stessa situazione.

Volete aiutarci? Avete conoscenti vegani che possano darci una mano a orientarci nella scelta?

Fateci sapere, aspettiamo frementi vostre notizie!

Il Vin Santo di Tunia se la prende comoda

25 giugno 2014

Le uve di Trebbiano appena raccolte per il nostro Vin SantoIl Vin Santo è un vino passito tipico della Toscana dove si usa accompagnarlo con i cantuccini, biscotti altrettanto tipici (tradizione, a nostro avviso, deprecabile!!!).

Se sapete di cosa stiamo parlando, siete già a buon punto. Ma non è tutto così semplice, perché il Vin Santo è una Denominazione d’Origine Controllata e quindi per essere definito tale ha bisogno di rispettare una serie di requisiti, dalle uve scelte, all’imbottigliamento.

In Toscana abbiamo il Vin Santo del Chianti DOC e il Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice DOC; si distinguono fondamentalmente per le uve di partenza (Trebbiano o Malvasia il primo e Sangiovese il secondo).
Il nostro è fatto solo con uve Trebbiano.

A grandi linee il disciplinare per ottenere la denominazione impone:

  • appassimento naturale delle uve
  • ammostamento non prima del 1° dicembre e non oltre il 31 marzo dell’anno di raccolta
  • contenuto zuccherino non inferiore al 26%
  • gradazione alcolica: minimo 13,0% vol. svolto
  • vinificazione e invecchiamento in recipienti di legno non superiori ai 5 ettolitri di capacità
  • almeno 3 anni di invecchiamento dall’anno di raccolta

Noi abbiamo raccolto le uve per il nostro primo Vin Santo nel 2009, e non è ancora pronto.
Pare se la stia prendendo comoda… Del resto siamo stati noi a volere una produzione naturale!

Stivaggio uva VinsantoLe fermentazioni dei nostri mosti, portate avanti solo da lieviti autoctoni, sono molto lente a causa dell’elevata concentrazione di zuccheri. Non intendendo intervenire in alcun modo sul naturale processo di vinificazione, dobbiamo, con pazienza, aspettare che il vino raggiunga i parametri previsti dal disciplinare.
Ma non solo, il Vin Santo dovrà anche soddisfare il nostro gusto e vi assicuriamo che in materia siamo parecchio esigenti!

Siamo stati attenti e premurosi fin dall’inizio con queste uve. Abbiamo raccolto a fine settembre solo i grappoli più adatti: poco compatti, sanissimi e piccoli e li abbiamo adagiati uno per uno in piccole cassette stando attenti a non danneggiare gli acini.
Li abbiamo poi controllati tutti frequentemente per evitare la formazione di muffe dannose e, cambiandone la posizione in modo che l’appassimento fosse uniforme, abbiamo aspettato fino a marzo per ammostarli.
Dopo la decantazione, il mosto è stato messo in caratelli da 56 litri dove sta ancora affrontando la fase di fermentazione e affinamento.

dettaglio uve vin santo

La verità è che forse queste uve le abbiamo viziate troppo e hanno deciso di fare quello che volevano, quindi raggiungeranno un livello perfetto (per loro, per noi e per la legge) quando vorranno. 
Ormai ci siamo messi l’animo in pace e aspettiamo, convinti che più lunga sarà l’attesa, migliore sarà la resa.

Speriamo davvero che abbiate voglia di aspettare con noi!

Due parole su Chiassobuio

18 giugno 2014

tunia_chiassobuio_09Chiassobuio è il rosso anziano di Tunia. È il Sangiovese dei vigneti vecchi, quelli che abbiamo voluto conservare e coccolare nonostante al nostro arrivo sembrassero il castello della Bella Addormentata dopo il passaggio di Malefica.

Di Chiassobuio si trovano già due annate, 2008 e 2009.
Le uve del 2008 ci sono state donate dai precedenti proprietari per fare qualche prova e un po” di pratica in attesa della vendemmia successiva. E non per vantarci, ma direi che le prove son venute proprio bene!
L”annata calda con precipitazioni sotto la media aveva portato a maturazione un’uva ricca di zuccheri e polifenoli che ci ha consentito di produrre circa 5000 bottiglie di un vino forte con ottime possibilità di durata.

L’anno successivo è stato invece molto diverso, meteorologicamente parlando. Piogge abbondanti e temperature non troppo elevate hanno agito sui vigneti ormai liberati e i successivi 24 mesi di invecchiamento (12 in tini nuovi di rovere di Slavonia e 12 in bottiglia) ci hanno regalato un vino più elegante che forte, tannini non elevati e un’ampia gamma di aromi che promette di svilupparsi ulteriormente nel tempo.

“un vino fresco, profumato, non troppo carico in bocca. Un Sangiovese non aggressivo, piacevole da bere anche giovane”, per dirla con il lessico familiare di noi enologi.

Di quest’annata abbiamo anche le analisi effettuate da VinNatur su campioni prelevati durante la fiera a Villa Favorita. Risultati perfettamente in linea con le nostre aspettative: nessun principio attivo riscontrato (o, per essere precisi, “inferiori al limite di quantificazione”) e solforosa totale di 25 mg/L (il limite per l”etichettatura biologica per i vini come questo è di 100 mg/L).

La verità, devo ammetterlo, è che siamo molto fieri dei nostri Chiassobuio. La scelta di mantenere i vigneti vecchi ci ha premiato regalandoci due bei rossi che portiamo in giro per fiere e degustazioni con malcelato orgoglio.

Voi non siete incuriositi? Fatevi una scorta di Chiassobuio per allietare la frescura di talune cene estive e soprattutto per non farvi cogliere impreparati e assetati quando tornerà l”autunno. Dalla prossima settimana una gustosa sorpresa per voi: seguiteci su facebook o twitter per non perdere la novità!

Umbria, Lazio ed Emilia, il tour d’inizio estate di Tunia!

11 giugno 2014

Giugno si preannuncia come un mese di interessanti eventi vinicoli. Inaugurato in grande stile con la conclusione della 151 Miglia, dove Chiarofiore e Chiassobuio hanno accompagnato la cena di gala, ora ci attendono altre tre importanti manifestazioni di settore.

Si parte con una prima edizione vicino a casa. Dal 13 al 15 giugno le vie del centro storico di Città di Castello ospiteranno Only Wine Festival una rassegna dedicata ai giovani: vini di produttori under 40 o di aziende con meno di 15 anni di attività (e noi rientriamo in entrambe le categorie ;)!).
La vicinanza alla vigna e la presenza di altri colleghi e soci dell’Associazione Strade del Vino Terre d’Arezzo ci hanno convinti ad approfittare della ghiotta occasione. In compagnia degli esperti dell’Associazione Italiana Sommelier, e dei nostri vini, vi aspettiamo per qualche chiacchiera e molti assaggi.

La settimana successiva saremo invece delle trottole!
Giovedì 19 saremo a Roma per La Degustazione meets the world seminari e assaggi da cantine, frantoi e produttori del circuito LaDegustazione.com. I soci Ho.Re.Ca. potranno godersi gratuitamente un percorso sensoriale che partendo, dal prodotto naturale di qualità, si snoda attraverso le sue migliori trasformazioni e i più gustosi abbinamenti.

Il weekend saremo invece nei pressi di Piacenza per una manifestazione tutta dedicata ai vini naturali. I Vignaioli di San Giovanni è una festa organizzata ormai da diversi anni nella cascina La Secca a Monticelli d’Ongina, nel comune di Piacenza. Una tre giorni (quest’anno dal 21 al 23 giugno) di seminari, degustazioni, musica e documentari sul mondo della produzione vinicola naturale. Parteciperanno produttori, intenditori ed esperti indipendentemente dall’associazione di riferimento. E ci saremo anche noi!

Due settimane calde (in tutti i sensi, temo) in cui, grazie anche alla diversa collocazione geografica, speriamo di incontrare molti appassionati (e futuri tali) dei vini di Tunia.

Vi aspettiamo!

Tunia e 151 Miglia. Sapore di mare, gusto di vino

1 giugno 2014

Siamo orgogliosi di essere partner di una delle più importanti manifestazioni nautiche della nostra regione.

Tunia è tra gli sponsor della 151 Miglia, la regata d’altura, tappa del campionato italiano offshore, giunta alla 5^ edizione.

Tunia alle 151 miglia

Nel weekend del 30 maggio – 1° giugno, 131 imbarcazioni, un record, si sfideranno per conquistare il Trofeo Celadrin. Gli equipaggi partiranno da Livorno, punteranno alla boa di disimpegno di Marina di Pisa, arriveranno alla Giraglia (l’isoletta a nord di Capo Corso) e, dopo aver toccato alcune delle perle dell’Arcipelago Toscano, chiuderanno a Punta Ala nel pomeriggio di domenica.

Tunia sarà presente a tutta la manifestazione e in particolare ci potrete trovare, e soprattutto assaggiare, al desk di degustazione che allestiremo all’arrivo offrendo i nostri vini.

Inoltre Chiarofiore e Chiassobuio allieteranno la serata di gala di domenica sera dove saranno premiati i vincitori e festeggeremo la conclusione di quella che, siamo sicuri, sarà una bellissima regata.

Non siate timidi, non dovete per forza essere naviganti esperti o provetti sommelier! Equipaggi, appassionati di nautica, esperti di vini e curiosi sono tutti benvenuti al nostro desk di degustazione. Domenica, dalle 16, di fronte allo YC Punta Ala.

Siamo partner della 151 Miglia

28 maggio 2014

Anche noi siamo tra gli sponsor della 151 Miglia, la regata d’altura, tappa del Campionato italiano offshore, in programma dal 30 maggio al 1° giugno qui in Toscana.

La 151 Miglia-Trofeo Celadrin festeggia la quinta edizione con il record di imbarcazioni iscritte, 135, che la rendono ufficialmente la “regata offshore più affollata d’Italia”!
A dorganizzare la gara, quest’anno, lo Yacht Club Punta Ala e lo YC Repubblica Marinara di Pisa con la collaborazione dello YC Livorno e la sponsorizzazione di Celadrin, il coadiuvante per massaggi di Pharmanutra.

La partenza è prevista venerdì 30 maggio da Livorno. Dopo un passaggio dalla boa di disimpegno davanti a Marina di Pisa, le imbarcazioni si dirigeranno verso la Giraglia. Il percorso toccherà poi le isole dell’Arcipelago Toscano, Elba, le Formiche di Grosseto e lo Sparviero, per concludersi di fronte a Punta Ala nel pomeriggio di domenica 1° giugno.

Tunia parteciperà fornendo i vini per la serata di gala e con uno stand di degustazione.

Alla cena di domenica 1° giugno saranno serviti il Chiarofiore 2012ed il Chiassobuio 2009; ma gli ospiti che fossero interessati ad assaggiare anche il nostro terzo vino, il Cantomoro, lo troveranno al desk di degustazione allestito di fronte allo YC Punta Ala dalle 16 di domenica pomeriggio.

Per informazioni sulla regata:

http://www.151miglia.it/ oppure la loro pagina facebook.